IL POLICLINICO SAN MATTEO NON HA PADRONI
Democrazia sindacale e prerogative: quando il confronto rischia di trasformarsi in un monologo
Ci sono episodi che, più di tante parole, raccontano lo stato di salute delle relazioni sindacali.
Quanto accaduto nei giorni scorsi al Policlinico San Matteo è uno di questi.
Una componente della RSU, Simona Martelli, responsabile aziendale UIL FP e rappresentante eletta democraticamente dalle lavoratrici e dai lavoratori, non ha potuto intervenire nel corso dell’incontro sindacale.
La motivazione richiamata dal Capo Delegazione è stata quella di una interpretazione del regolamento RSU secondo cui i portavoce dell’organismo sarebbero esclusivamente il Coordinatore e il Vice Coordinatore.
Prendiamo atto.
Ma proprio da qui nasce una domanda tanto semplice quanto inquietante.
Se il Coordinatore e il Vice Coordinatore avevano comunicato formalmente la loro assenza all’incontro, per quale motivo la RSU è stata convocata?
E soprattutto.
Se, in assenza di queste due figure, nessun altro componente può prendere parola, allora chi rappresenta la RSU?
Nessuno?
Davvero un organismo eletto democraticamente dalle lavoratrici e dai lavoratori può essere ridotto al silenzio per l’assenza di due persone?
Partecipare?
Oppure assistere in silenzio?
Una RSU non è una formalità.
Non è una presenza da annotare a verbale.
Non è un pubblico da convocare.
È un organismo democraticamente eletto, chiamato a rappresentare idee, posizioni e sensibilità diverse.
Limitarne il diritto di parola significa impoverire il confronto.
E quando il confronto si impoverisce, inevitabilmente si indebolisce la democrazia sindacale.
In un precedente incontro fece discutere una frase pronunciata da Simona Martelli:
«Lei non è la padrona del San Matteo».
A quella frase seguì persino un volantino di contestazione promosso da alcune Organizzazioni Sindacali.
La stessa Martelli venne definita addirittura “aggressiva”.
È legittimo dissentire.
È legittimo criticare.
Fa parte del confronto sindacale.
Quello che non può farne parte, però, è l’idea che una rappresentante eletta possa essere privata del diritto di intervenire.
Perché le idee si contrastano con altre idee.
Non con il silenzio imposto.
Oggi, alla luce di quanto accaduto, quella frase pronunciata mesi fa merita forse una riflessione diversa.
Perché il punto non è stabilire chi abbia ragione o torto.
Il punto è ricordare un principio semplice.
IL POLICLINICO SAN MATTEO NON HA PADRONI.
Non esistono proprietari del confronto sindacale.
Esistono ruoli.
Esistono responsabilità.
Esistono lavoratrici e lavoratori che eleggono i propri rappresentanti affinché possano parlare, partecipare e contribuire alle decisioni.
Chi presiede un tavolo negoziale dovrebbe avere l’autorevolezza di ascoltare tutte le voci.
Non la pretesa di decidere quali possano essere ascoltate.
Perché la partecipazione non è una concessione.
È una prerogativa sindacale.
E le prerogative sindacali non possono essere compresse da interpretazioni restrittive o da atteggiamenti che rischiano di apparire autoritari.
La UIL FP Pavia continuerà a difendere questo principio.
Con fermezza.
Con rispetto.
Ma senza arretrare di un millimetro.
Perché la democrazia sindacale non è a intermittenza.
E i lavoratori eleggono una RSU.
NON UN PUBBLICO MUTO.
Andrea Galeppi
Segretario Generale UIL FP Pavia
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