SANITÀ PAVESE: OLTRE 100 USCITE GIÀ REGISTRATE NEL 2026. IL VERO PROBLEMA NON È ASSUMERE, MA RIUSCIRE A TRATTENERE I PROFESSIONISTI
Negli ultimi giorni Regione Lombardia ha approvato un nuovo piano straordinario per affrontare la crescente carenza di personale sanitario. Una decisione che certifica ufficialmente ciò che lavoratrici, lavoratori e cittadini sperimentano quotidianamente: il sistema sanitario fatica sempre di più a reperire professionisti e a garantire la copertura degli organici.
Tuttavia, accanto al problema delle assunzioni, esiste una questione altrettanto importante che rischia spesso di passare in secondo piano: la capacità delle aziende sanitarie di trattenere i professionisti già presenti all’interno del sistema.
I dati che emergono dalle delibere pubbliche delle principali realtà sanitarie della provincia di Pavia meritano infatti una riflessione approfondita.
Nei primi cinque mesi del 2026 l’ASST di Pavia ha registrato 59 dimissioni volontarie. Un numero significativo che coinvolge numerose figure professionali: infermieri, operatori socio-sanitari, fisioterapisti, tecnici sanitari di laboratorio, personale amministrativo, dirigenti medici, psicologi, farmacisti e biologi.
Particolarmente rilevante è il dato relativo agli infermieri, che con 19 dimissioni rappresentano da soli quasi un terzo del totale delle uscite volontarie registrate dall’azienda.
Parallelamente, le delibere del Policlinico San Matteo relative ai mesi di febbraio, marzo, aprile e maggio 2026 evidenziano ulteriori 59 cessazioni del rapporto di lavoro tra pensionamenti, dimissioni volontarie, cessazioni durante il periodo di prova e altre forme di uscita dal servizio.
Nel solo mese di aprile il Policlinico ha registrato 22 cessazioni, mentre a febbraio sono state 15, a marzo 13 e a maggio 9.
Numeri che, pur riferendosi a fattispecie amministrative differenti, raccontano una tendenza comune: il sistema sanitario pavese continua a perdere professionisti.
Sommando i dati disponibili emerge un quadro che supera già le 100 uscite registrate nel corso del 2026.
Naturalmente non tutte le cessazioni sono uguali.
I pensionamenti rappresentano un fenomeno fisiologico e prevedibile. Diverso è invece il significato delle dimissioni volontarie, soprattutto quando coinvolgono professionisti assunti da pochi mesi o lavoratori che decidono di lasciare strutture nelle quali avevano scelto di costruire il proprio percorso professionale.
È proprio qui che si concentra la vera sfida.
Per anni il dibattito si è concentrato quasi esclusivamente sul numero delle assunzioni. Oggi, però, i dati ci dicono che non basta più assumere.
Occorre comprendere perché sempre più professionisti decidano di andarsene.
Le motivazioni possono essere molteplici: carichi di lavoro sempre più elevati, difficoltà organizzative, turni gravosi, conciliazione tra vita privata e vita lavorativa, scarse prospettive di crescita professionale, retribuzioni che spesso non risultano competitive rispetto alle responsabilità richieste.
Temi che la UIL FP raccoglie quotidianamente attraverso il confronto con i lavoratori delle strutture sanitarie del territorio.
Quando un infermiere, un OSS, un tecnico o un medico lascia il sistema sanitario pubblico non si perde soltanto una unità di personale.
Si perde esperienza.
Si perdono competenze.
Si perde continuità assistenziale.
E inevitabilmente aumenta il carico di lavoro per chi rimane.
Le conseguenze non ricadono soltanto sui lavoratori, ma anche sui cittadini che ogni giorno si rivolgono ai servizi sanitari della provincia.
Per questo motivo la discussione sulla carenza di personale non può limitarsi all’apertura di nuovi concorsi o alla ricerca di nuove assunzioni.
La vera domanda che istituzioni e aziende sanitarie dovrebbero porsi è un’altra.
Perché sempre più professionisti scelgono di lasciare?
E soprattutto: cosa si sta facendo per convincerli a restare?
Per la UIL FP Pavia la risposta non può essere affidata esclusivamente ai numeri.
Serve una politica concreta di valorizzazione delle professioni sanitarie, servono condizioni di lavoro sostenibili, servono investimenti sull’organizzazione e sul benessere lavorativo.
Perché una sanità pubblica forte non si costruisce soltanto assumendo nuovo personale.
Si costruisce soprattutto creando le condizioni affinché chi ha scelto di lavorare al servizio dei cittadini possa continuare a farlo con dignità, motivazione e prospettive per il futuro.
E i numeri che oggi emergono dalla sanità pavese dimostrano che questa sfida non può più essere rinviata.